Una terra di confine


Il territorio molisano era abitato fin dall'età della pietra, come dimostra il ritrovamento del giacimento Paleolitico di Isernia La Pineta, il più antico d'Europa, risalente a circa 730.000 anni fa. Gli uomini paleolitici erano cacciatori, raccoglitori di piante spontanee, nomadi o seminomadi e la vegetazione nel cuore dell'appennino era quella tipica della savana. Erano organizzati in piccoli gruppi familiari, le donne erano presumibilmente addette alla raccolta dei vegetali mentre gli uomini si dedicavano alla caccia di bisonti, elefanti, rinoceronti, orsi, ippopotami e cinghiali. Tutti animali di cui oggi nel giacimento ritroviamo enormi accumuli di ossa. La successione stratigrafica indica che il sito non fu abitato per periodi prolungati ma frequentato ciclicamente. 

I primi a fermarsi stabilmente in queste terre furono i Sanniti, provenienti dalle terre dei Sabini, che si stanziarono nella parte centro-meridionale della penisola attorno al VII secolo a.C. .

Si dedicavano all'agricoltura, all'allevamento e all'artigianato, erano organizzati in tribù, le Touto, e adoravano varie divinità. Il famoso santuario di Pietrabbondante (III - I sec. a.C.) rappresenta la testimonianza monumentale più importante dell’età sannitica, con i templi e l'elegante teatro con i sedili in pietra dalla forma ergonomica disposti sulle prime tre file, riservati ai rappresentanti più illustri delle élites sannitiche durante gli spettacoli e le assemblee pubbliche. Centri sanniti erano Aesernia (Isernia), Bovianum (Bojano), Terventum (Trivento) e Venafrum (Venafro). I Sanniti costruirono inoltre diversi centri fortificati per difendere il loro territorio soprattutto nel periodo delle guerre sannitiche che li videro impegnati per circa 50 anni (343 a.C. - 290 a.C.) contro Roma per il controllo della Campania. Riuscirono a infliggere ai romani una dura umiliazione nel famoso episodio delle Forche Caudine (321 a.C.) in cui i soldati, dopo essersi arresi, dovettero passare disarmati e spogli delle armi sotto un giogo di lance, ma dovettero arrendersi dopo la distruzione della citta di Aquilonia (293 a.C.) e diventare alleati di Roma nel 290 a. C. . Insediatisi stabilmente nella regione i romani vincolarono i suoi abitanti, sottraendo alle tribù locali la possibilità di sviluppare la loro civiltà peculiare. 

L'esempio più vivo della presenza romana nel Sannio è Altilia, l'antica Saepinum romana, costruita ai piedi della collina di Terravecchia, sulle rovine di un antico insediamento sannita del VI - V secolo a.C. nel luogo in cui il tratturo che percorre la valle del Tammaro si incrocia con la strada di collegamento della pianura al Matese, oggi uno dei più importanti e suggestivi parchi archeologici d'Italia. Luogo di mercati e di scambi commerciali, di sosta e di transito delle greggi. Saepinum nel I secolo d.C. divenne Municipio.

Annesso ad altri territori con la divisione Augustea il Samnium rimase praticamente invariato per tre secoli, fino a quando la nuova ripartizione voluta da Diocleziano, inglobando territori frentani e larinati,, costituì la provincia Samnium et Campania, venendo così ad occupare un'area i cui confini coincidevano grosso modo con quelli dell'odierno Molise.

Devastato dalle incursioni barbariche e coinvolto nella guerra gotica, il Molise venne aggregato nel 570 al longobardo Ducato di Benevento e conservando la sua autonomia nella seconda metà dell'VIII secolo fu trasformato in Principato. La colonizzazione benedettina fu accompagnata da una certa ripresa dell'agricoltura e dei contatti con le regioni confinanti: nel sec. VIII-IX, l'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, abitata da 400 monaci, divenne uno dei maggiori centri di vita culturale, religiosa ed economica del Meridione: una fiorente comunità monastica che subì una prima minaccia di un attacco da parte dei Saraceni (scongiurata solo col pagamento di un congruo tributo) e la distruzione totale nell’881. Quando i monaci, dopo un lungo periodo di esilio, tornarono all’antico cenobio, decisero di rifondarlo in una zona più sicura e protetta, sull’altra sponda del fiume Volturno. La storia dell'antica abbazia è narrata nel Chronicon Volturnense, scritto nel XII secolo, opera fondamentale per la conoscenza della storia medievale del Molise.

L'epilogo del ducato di Benevento e le emergenti signorie locali portarono alla frammentazione del Molise in Contee durante la seconda metà del IX secolo, per poi entrare nei domini dei Normanni (1092) che gli diedero l'attuale nome (Contea di Boiano, poi del Molise). Furono fautori di una organizzazione prettamente feudale e nell'ambito di una politica difensiva del territorio diedero il via alla costruzione di numerosi manieri. Il castello di Pescolanciano, dei Duchi D'alessandro, si erge imponente su un promontorio roccioso e della struttura originaria sono ancora visibili il ponte levatoio, le scuderie e le feritoie. Costruito tra il XIII e il XIV, il castello di Torella del Sannio ha una pianta trapezoidale con tre torri cilindriche lungo le mura perimetrali. Sovrastante la Valle del Biferno dalla cima di una roccia, il castello di Castropignano, di origine longobarda, fu riadattato in dimora per i Duchi D'Evoli dai normanni nell'XI secolo. Costruito sui resti di un'antica torre di epoca normanna il castello Pignatelli di Monteroduni fu distrutto e ricostruito più volte nel corso della prima metà del XIII secolo. I torrioni con spesse mura attrezzate per inserire armi da difesa e il grande scalone che collega la piccola corte interna al piano nobile sono opera dei D'Afflitto che ottennero il feudo nel 1503. Furono però i Pignatelli della Leonessa, proprietari dal 1668 al 1990, a trasformarlo in residenza signorile e a dare il via, ai primi del XVIII, al rifacimento del grande salone con il soffitto ligneo formato da 190 tavole di querciolo dipinte a tempera, visibile ancora oggi.

Il termine Molise è di origine normanna; Moulins-La-Marche (arrondissement di Mortagne-au-Perche) è il luogo di origine della famiglia normanna che nell'XI secolo conquistò la contea di Boiano e altre minori. Fu re Ruggiero d'Altavilla nel 1142, nella sua riorganizzazione della struttura feudale e militare del regno di Sicilia, a istituire la contea, denominandola con il Cognomen toponomasticum del suo primo tirolare, il feudatario Ugo De Mulisio. Nella prima età angioina la contea si estinse e il suo territorio, come Contado di Molise, fu trasformato nel 1221 da Federico II in sede di un Giustizierato in comune con la Terra di Lavoro.

Con l'avvento definitivo degli Angioini nel 1268 per il Molise ebbe termine l'autonomia giurisdizionale: mentre molti centri vennero dati in feudo a nobili francesi, la regione venne riassorbita nel regio demanio, per poi passare con tutto il Regno di Napoli agli Aragonesi nel 1442.

Sotto il governo di Alfonso il Magnanimo fu avviata la gestione diretta da parte dello stato del fenomeno della transumanza, lo spostamento stagionale di armenti in cerca di pascoli erbosi, fino a diventare il settore trainante dell'economia del regno. A dare un'idea del fenomeno sono i 5,5 milioni di pecore dichiarate alla Dogana di Foggia dai proprietari nel 1604. Essa si svolgeva sui Tratturi, grandi autostrade d'erba larghe fino a 111 metri e lunghi centinaia di chilometri che collegavano le 5 regioni del distretto della transumanza: Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Campania. Oggi restano visibili solo in Molise ampi tratti integri di queste grandi vie verdi.

Le caratteristiche ambientali favorevoli, terre fertili quasi completamente disabitate a causa di pestilenze e terremoti, e il favore delle autorità civili e religiose locali, portarono migranti albanesi e croati a stabilizzarsi in queste zone.

Nel XV secolo gruppi di coloni albanesi sono entrati nella penisola per sfuggire alla pressione turca nei Balcani. Le comunità albanesi in Molise interessano la parte orientale della regione, lungo la valle del Biferno, e sono presenti a Campomarino, a Portocannone, a Ururi e a Montecilfone.

Molteplici sono stati inoltre gli insediamenti di migranti slavi provenienti dalla Dalmazia, che hanno interessato il Molise nella prima metà del XVI secolo; oggi l'antica madrelingua serbocroata è a rischio estinzione e sopravvive solo nei comuni di Acquaviva Collecroce, San Felice del Molise (fino al 1929 San Felice Slavo) e Montemitro, tre piccoli centri nel bacino del Trigno. Ad Acquaviva in particolare si svolge ogni anno il primo maggio la Festa del "Maja", una manifestazione che rientra nei riti primaverili propiziatori, durante la quale il corteo accompagna la figura antropomorfa del pagliaio (il Maja) di forma conica, a protezione simbolica dalla pioggia, alto più di tre metri e rivestito di elementi vegetali, indossato da un giovane del luogo.

L'epoca rinascimentale si caratterizza per il sensibile sviluppo nella costruzione di palazzi civili e per la trasformazione di antichi castelli in comode dimore. Testimonianze di architettura civile di gusto rinascimentale sono i palazzi Santangelo, Nuonno, D'Onofrio e Apollonio ad Agnone; il palazzo del vescovo Antonio Attilio a Sepino; il palazzo Carafa a Jelsi; il palazzo marchesale di Fornelli; i palazzi baronali di Macchia d'Isernia e di San Martino in Pensilis. Mentre i castelli di Ferrazzano, Riccia, Pescolanciano, Carpinone, Venafro, Bagnoli del Trigno, Macchiavalfortore, Ripabottoni, Cercemaggiore e Monteroduni furono trasformati in lussuose dimore, Fa eccezione il castello Pandone di Cerro al Volturno che, pur essendo stato costruito tra il XV ed il XVI secolo, presenta caratteristiche spiccatamente medioevali. 

Solo nel 1806, allorchè Giuseppe Bonaparte le aggregò il distretto di Larino e i circondari di Venafro e Castellone, il Molise ebbe il riconoscimento definitivo della sua delimitazione geografica e della propria autonomia.La situazione subì una decisa inversione di tendenza dopo l'Unità d'Italia, quando la regione venne unita all'Abruzzo. Spopolata dall'emigrazione, fornì un alto contributo nella prima guerra mondiale. Nel secondo conflitto subirono gravi danni Isernia e la sua provincia, mentre Termoli fu scelta dagli Alleati per uno sbarco di truppe. Nel 1963, dopo un lungo e travagliato percorso, il Molise fu staccato dall'Abruzzo, diventando la ventesima regione italiana.


Termoli e il Molise orientale

Campobasso e il cuore del Molise

Agnone e la provincia di Isernia