L'acciaio traforato di Campobasso

La storia di Campobasso è legata indissolubilmente alla celebre lavorazione artigianale dell'acciaio traforato e cesellato a mano per la realizzazione di preziosi oggetti decorati come forbici, coltelli, spilloni, fermagli, pugnali, lame sfogliacarte, ricavati interamente a mano da piccole barre e piastre in acciaio. 

Le radici di questa lavorazione artigianale affondano nella fabbricazione di armi, attività molto fiorente nel Molise già nel '400, in particolare nei centri di Campobasso e Frosolone.

Nel 1750 un editto emanato da Carlo III vietava nel Regno di Napoli e quindi anche nel Molise la produzione di armi da taglio molto rinomata per l'abilità degli artigiani e per la ricercatezza dei decori.

Gli operatori dovettero quindi riconvertire le loro aziende, ma mentre a Frosolone la produzione si orientò verso coltelli e forbici, a Campobasso, i decori che ornavano le armi furono riportati su oggetti in acciaio di uso comune come tagliacarte, forbicine, piccoli monili e posate.

 

In Molise infatti è a partire dal XVIII secolo che si può far risalire l’introduzione della tecnica del traforo, ad opera di Carlo Rinaldi, ingegnoso e apprezzato coltellinaio di Campobasso proveniente da una famiglia di lavoratori dell’acciaio, che iniziò ad utilizzare questa particolare tecnica in grado di creare dei veri e propri ricami d’acciaio.

Per la brillante innovazione apportata alla tecnica del traforo e del cesello il Rinaldi ricevette dal governo murattiano nel 1811 una medaglia d'argento e nel 1818 una medaglia d'oro.

Sulla scia di Rinaldi molti artigiani si appassionarono a questa lavorazione, fiorirono molte officine e si costruì nel tempo la tradizione di intere famiglie di artigiani come i Villani, i Santangelo, i Mastropietro, gli Eliseo, senza tralasciare i Terzano che nel 1860 riuscirono a mettere in piedi una officina all'avanguardia nella tecnica e nell'innovazione dei decori, e a garantire la prosecuzione dell'arte del traforo con l'inserimento di molti giovani apprendisti a bottega.

Dalle officine provenivano oggetti rari e preziosi, ricercati nelle forme e gentili nei decori.

L'innovazione introdotta fu dunque capace di fare da traino ad una forte espansione del settore tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, molto apprezzata nelle mostre e fiere in Italia e all'estero.

Gli artigiani campobassani si distinsero infatti in diverse esposizioni, come quella di Napoli il 30 maggio del 1853 o di Firenze del 1861 svoltasi alla presenza del Re Vittorio Emanuele II. Durante l'evento il maestro artigiano Bartolomeo Terzano donò un coltello da caccia al Re il quale mostrò apprezzamento e commissionò a sua volta all'artigiano alcuni oggetti con cui omaggiare l’Imperatore Napoleone III.

Nel 1869 scriveva De Attellis a proposito della perizia dei maestri cesellatori in Molise: "L'arti meccaniche raffinate si maneggiano, i fucili da archibugio fanno il loro particolare merito e il lavoro delle cesoie, rasoi e ferri da trincia di tempera che pareggia quella dell'Inghilterra ottengono i nostri artefici il primato sopra gli altri del nostro regno e dell'Italia ancora".

 

Interrotta la produzione durante la Seconda Guerra Mondiale per mancanza di materia prima, riprese subito dopo anche se il declino del settore artigianale nel dopoguerra, soppiantato dalla più rapida ed economica produzione industriale, era inesorabile.

Solo negli anni Ottanta la riscoperta del valore delle lavorazioni artigianali con cui si è possibile realizzare pezzi unici non in serie ha trovato nelle istituzioni e negli ultimi artigiani rimasti una sinergia di intenti volti alla salvaguardia delle conoscenze e abilità artigianali e la prosecuzione di questa antica manifattura con l'organizzazione di attività formative.

Oggi l'arte antica dell'acciaio traforato e cesellato a mano rappresenta per la città di Campobasso un patrimonio unico di arte e cultura, una lavorazione esclusiva affidata a piccole botteghe di artigiani capaci di realizzare oggetti di grande valore artistico ed estetico, gioielli d'arte unici al mondo.

 

La lavorazione artistica dell'acciaio prevede diverse fasi di lavorazione: dal disegno iniziale alla sagomatura mediante lima, dalla punzonatura al traforo eseguito con attrezzi fabbricati a mano, dal ritocco per eliminare le imperfezioni all'assottigliamento, dalla cesellatura a scalpello alla rifinitura con limette per terminare con la lucidatura degli oggetti.

Nella prima fase di lavorazione si tracciano i contorni dell’oggetto da riprodurre e si ritaglia la forma su cui vengono disegnati a matita i motivi ornamentali.

 

Con uno scalpello si praticano i fori nei quali si realizzerà il traforo eliminando così le parti superflue con la cosiddetta “bulinatura di centratura”.

Si toglie l’acciaio in eccesso con una sega di ferro (un tempo si usava il crocetto, un piccolo strumento ad archetto con un'asta) e si esegue la sagomatura esterna dell’ornato, detta “riporto” eliminando con delle lime il metallo dai bordi dell’oggetto.

Con piccoli scalpelli detti “bulini” infine l'artigiano esegue la cesellatura, dando maggiore o minore rilievo agli elementi decorativi. La lavorazione termina con la lucidatura dell'oggetto.

 

 

 

Fonte:

 

 

Forte e gentile : la tradizione dell'acciaio traforato a Campobasso / Vincenzo e Vittorio Mancini