La fonderia di campane di Agnone

La Pontificia fonderia di campane Marinelli è la più antica fonderia italiana e fra le più antiche del mondo, specializzata nella costruzione di campane.

È l’unica sopravvissuta tra le dinastie dei fonditori di campane di Agnone un tempo molto numerosi, e da oltre trenta generazioni tramanda ininterrottamente di padre in figlio quest’arte antica.

Il termine campana deriverebbe dal latino vasa campana, espressione che indicava dei catini emisferici (crateri) in bronzo e poi in terracotta prodotti nella zona di Napoli (che appunto era in "Campania"). Per la similitudine di forma anche la campana che suona fu chiamata come il vaso.

Sembra che la prima campana sia stata creata nella città di Nola per volere di S. Paolino, Vescovo della Città nel V secolo d.C. e oggi patrono dei campanari napoletani. A lui è attribuita infatti per convenzione, l'invenzione delle campane come oggetto utilizzato in ambito ecclesiastico.

È probabile che campane in bronzo di notevoli dimensioni si fondessero ad Agnone ancor prima del 1200 ma le prime fonti ufficiali sulla fonderia Marinelli risalgono al 1339, anno in cui  Nicodemo Marinelli detto Campanarus fuse una campana di circa 2 quintali per una chiesa del frosinate.

Si devono alla Fonderia Marinelli di Agnone e al celebre patriarca della dinastia, Pasquale Marinelli, zio degli attuali titolari, le più celebri campane oggi presenti nel mondo: da quelle della Torre di Pisa a quelle commemorative benedette da Pontefici quali Pio IX, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.

La storica fabbrica ha fuso inoltre importanti concerti di campane, come quello del Santuario della Beate Vergine del Rosario di Pompei, ma anche la campana  della Cattedrale di Buenos Aires e quella di Expo 2015.

 

Nel 1924 il Papa Pio XI conferì allo Stabilimento di Agnone della famiglia Marinelli lo Stemma Pontificio.

Durante la seconda guerra mondiale, quando la Fonderia fu costretta a  sospendere l’attività, le campane furono requisite e il bronzo utilizzato per la costruzione di armi. Il Palazzo Marinelli venne occupato dalle truppe tedesche che lo utilizzarono come Quartier Generale distruggendo mobili, attrezzi ed importanti documenti della fonderia. L'attività riprese nel dopoguerra e nel 1949 fu affidato alla Fonderia Marinelli il compito di fondere le campane della Badia di Montecassino, in ricostruzione dopo i devastanti bombardamenti.

Nel 1950 un devastante incendio costrinse la famiglia Marinelli ad abbandonare la vecchia sede e a realizzare una nuova officina alla periferia del borgo, sede ancora oggi della fonderia e dell'attiguo Museo Storico della Campana inaugurato nel 1999 dove è esposta la più vasta collezione al mondo di bronzi sacri tra cui la preziosissima campana dell’anno mille, un raro esemplare di campana gotica che la tradizione vuole sia stata fusa 1000 anni fa, ad Agnone.

Nel 1954 il presidente della Repubblica consegnò alla famiglia Marinelli la medaglia d’oro come premio alla Ditta più anziana per attività e fedeltà al lavoro in campo nazionale.

 

I metodi di lavorazione usati dai fonditori Marinelli nelle diverse fasi della fabbricazione delle campane proseguono ancora oggi inalterati seguendo sia nella tecnica che nella conoscenza la tradizione degli artigiani fonditori del  Medioevo e Rinascimento:

1. Nella prima fase si costruisce, con la guida di una sagoma di legno, una struttura in mattoni che corrisponda esattamente all'interno della campana, l'anima, a forma di tronco di cono.

2. Sull'anima sono appoggiati diversi strati di argilla fino a formare lo spessore richiesto. Sulla superficie levigata ottenuta con una sagoma si applicano in cera tutti i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure che decoreranno la falsa campana.

3. Nell' ultima fase di formatura si prepara il mantello sovrapponendo strati sottili e uniformi, in successione, di argilla applicata a pennello lasciando essiccare tra una applicazione e l'altra. L'essiccazione avviene mediante carboni accesi sistemati all'interno dell'anima di mattoni fino al termine della preparazione del mantello. La fase di essiccazione fa in modo che la cera si sciolga lentamente e venga assorbita completamente dall'argilla, il cosiddetto procedimento a cera persa. Terminata la formatura il mantello si solleva e la falsa campana viene distrutta fino a liberare l'anima. Il mantello, su cui sono rimaste impresse le iscrizioni e i fregi in negativo, è ricollocato sull'anima facendo rimanere libero lo spazio occupato in precedenza dalla falsa campana e che sarà riempito dal metallo liquido durante la colata.

4. La fossa dove vengono calate le forme viene interamente riempita di terra in modo da evitare lo spostamento del mantello durante la colata. Si procede così alla realizzazione della campana colando il bronzo (78 parti di rame e 22 di stagno) a 1150 gradi nello spazio libero tra mantello e anima.

 

La fusione della lega vede l'utilizzo di forni a riverbero costruiti con mattoni refrattari alimentati con legno di rovere essiccato, una tecnica medievale, adoperata per evitare la contaminazione del metallo fuso da parte dei gas che si sprigionerebbero utilizzando altri combustibili.

Il ciclo di lavorazione di una campana può variare da trenta a oltre novanta giorni, ma la fase più delicata per la sua riuscita è la formatura. Speciali accorgimenti e misurazioni determinano la variazione del timbro ma anche la possibilità di dotarla di una nota fissa necessaria per formare concerti.

5. Dopo la fase di raffreddamento, che dura all'incirca quarantotto ore, la campana grezza viene liberata del mantello, dell'anima e delle sbavature della colata, e infine lucidata con spazzole e bulini.

Si collauda il suono rilevandone la tonalità con apparecchiature apposite o con l'intervento di maestri di musica.

In altri reparti la campana è completata dal battaglio, costruito in proporzione al suo peso, e viene dotata di armature meccaniche o di impianti elettrici per il suono automatico.

Le corone o maniglie, sostegno delle campane, vengono lavorate col medesimo procedimento a cera persa e faranno corpo unico col mantello durante le fasi preparatorie. 

 

La fonderia Marinelli, tra le aziende familiari più antiche del mondo oggi rappresentata dai fratelli Pasquale e Armando, costituisce uno dei simboli dell’Italia che produce, lavora e lascia il segno nell’arte con meticolosa maestria e un'esperienza di secoli.

Ad Agnone sono state fuse campane celebri tra cui quella per il Santuario di Lourdes nel centenario dell’apparizione (1958), la commemorativa del primo centenario dell’Unità d’Italia (1961), la campana del Concilio Vaticano II (1963), la “Kennedy Bell” (1964), la campana dell’Anno Santo (1975), quella di Medjugorje (1988) per l’anno mariano, quella della “Perestrojka” per lo storico incontro del Papa con Gorbacíov (1989), il campanone per il centro sportivo di Sapporo in Giappone (1990), per le celebrazioni colombiane del 1992, fino a quella del Giubileo nel 2000.

Campane molisane suonano nelle chiese di San Paolo a Roma, Preziosissimo Sangue di Firenze, Santa Maria delle Grazie ad Ancona, San Giovanni Rotondo in Puglia. Ed ancora: Amalfi, Collevalenza, Maiori, Montecassino, Montevergine, Pompei, Ravello, San Gabriele, Scala, Visciano.

Una campana arricchisce la raccolta privata di Giulio Andreotti, fusa nel 1990, in occasione della celebrazione del ventennale della Provincia di Isernia.

Per lo sport: la “Mundial bell” per il trionfo azzurro in Spagna nel 1982; la campana dedicata a Diego Armando Maradona per i mondiali del Messico e quella di “Italia ‘90”.

Ad Agnone si può visitare il museo Marinelli, sorto nel 1997 in Via Felice D’Onofrio 14, uno dei pochi al mondo che raccolgono una vasta collezione di campane dall’anno mille ai nostri giorni. Il museo conserva documentazioni sull’antica arte della fusione del bronzo, campane antiche e recenti, bozzetti e riproduzioni.

 

 

Fonti:

Il Molise, arte, cultura, paesaggi, a cura di N. Paone, Roma, Fratelli Palombi Editore, 1990

 

http://forchecaudine.com/forchecaudine/campane.html (Maria Di Saverio)