Le botteghe del rame di Agnone

Agnone è un piccolo centro altomolisano, che si distingue oltre che per la presenza della Pontificia Fonderia di Campane, anche per la lavorazione artigianale del rame e del ferro battuto.

Qui, nel cuore dell'antico Sannio, il rame è stato utilizzato fin dai primordi della storia quando i Sanniti, fiero popolo italico di allevatori e coraggiosi guerrieri, lo utilizzavano come componente del bronzo per realizzare le loro armature o nelle iscrizioni sacre come la celebre Tavola Osca, detta Tavola di Agnone, un prezioso reperto con iscrizioni in Osco ritrovato casualmente in un campo nel 1848 e risalente al 250 a.C. .

Ma è nel Medioevo che in Agnone si concentrarono le arti legate alla lavorazione dei metalli, quando, dopo l'avvento dei Normanni, tra XI e XII sec., per volere della potente famiglia feudataria dei Borrello qui si trasferì una consistente colonia di veneziani che fecero prosperare le arti e i mestieri: orafi, armaioli, campanari e cappellai, scarpari e ramari.

Nella parte antica del centro urbano è ancora ben visibile l'influsso dei lagunari, nella chiesa madre di San Marco, nei tanti leoni in pietra e nelle caratteristiche botteghe veneziane con l'apertura a P rivolta.

Dopo essere diventata città regia nel 1404, Agnone conobbe un periodo di grande sviluppo economico legato in particolare al fenomeno della Transumanza, regolamentato e trasformato proprio dagli Aragonesi nel settore trainante dell'economia del Regno, e gli artigiani agnonesi divennero i principali fornitori di oggetti in rame.

Lo sviluppo del settore rame in Agnone si ebbe non solo perchè la domanda del prodotto era in crescente aumento, ma anche per l'affidabilità e garanzia di qualità che esso rappresentava.

Un intero capitolo degli statuti municipali del 1456, conservati nell’Archivio storico comunale, è dedicato infatti all'artigianato del rame “Qualiter callararii debeant eorum artem exercere” (Come i calderai dovranno esercitare la loro arte):  stabiliva non solo un prezzo fisso e uguale per tutti evitando così speculazioni ma impartiva anche severe disposizioni affinchè il prodotto agnonese fosse inconfondibile con pesanti multe per i trasgressori.

Nel 1641 il Duca Ferrante della Marra, in una delle sue pregevoli opere storico – geografiche cita un documento della Cattedrale di Santa Sofia di Benevento datato 1578 nel quale era riportato un detto in voga all’epoca, circa le più fiorenti città della Penisola italiana: Prato in Toscana, Crema in Lombardia, Fabriano nelle marche, Barletta in Puglia, Agnone in Abruzzo dove l'attività principale era la lavorazione dei metalli.

Infine il catasto onciario del 1753 ci restituisce una fotografia della società agnonese del tempo quando il settore del rame era di gran lunga l'attività con il maggior numero di addetti: 171 erano infatti gli artigiani con 96 officine e un complessivo carico familiare di 746 persone legate alle famiglie Paolantonio, Galasso, Amicarelli, D'Agnillo, Saulino, Di Pasquo, Serafini, Antonelli, Carosella, Pietropaoli, Cocucci, Sammartino, d'Apollonio, Lucci, Di Simone, Di Primio, Iacapraro, Mastronardi, Busico, Leonelli, Merola, Sabelli e Orlando.

Inoltre una mappa redatta dall’agrimensore Michele Della Croce a metà Settecento riporta nel territorio di Agnone ben dieci opifici (fra fonderie del rame e di altro genere) le cui ruote erano mosse dalle acque del torrente Verrino.

La produzione di oggetti di rame era più intensa nel periodo invernale in vista delle numerose fiere e mercati che avevano luogo tra marzo e novembre.

Fino al 1860 il rame agnonese era molto apprezzato e richiesto in tutto il centro sud. Il declino del settore del rame iniziò proprio a partire dall'Unità d'Italia quando l'abolizione delle frontiere doganali fece preferire i prodotti delle industrie associate del nord, più rifiniti e meno costosi. L'economia del paese entrò in crisi e molte famiglie anche di artigiani emigrarono verso il nuovo continente (nel 1885 partirono da agnone oltre 5 mila persone).

Gli inizi del Novecento segnarono una forte ripresa delle attività artigianli  anche grazie alla realizzazione di opere infrastrutturali nel territorio come la ferrovia e l'elettrificazione volute da una fervente classe locale di intellettuali illuminati. Questo slancio si protrasse fino al dopoguerra e durante gli anni del boom economico, per soccombere poco dopo alla crisi delle aree interne che non risparmiò Agnone e il suo artigianato.

I maestri che oggi lavorano il rame sbalzato in Agnone, i Gerbasi e i D'Agnillo, eredi di una secolare tradizione che si è conservata e tramandata fino a noi, ci consentono di ammirare oggetti in rame di rara bellezza come tine, paioli, conche, mestoli, vasi, tutti artisticamente lavorati con estrema finezza.

Nel territorio di Agnone in passato erano presenti diverse fonderie del rame che sfruttavano la forza dell'acqua per azionare il maglio.

Poste lungo il fiume Verrino, in località San Quirico, le Antiche fonderie del Rame Cerimele, in funzione fino al 1970 sono le uniche sopravvisutte fino ad oggi. Recentemente restaurate, risalgono al XVI secolo e sono oggi un raro esempio di archeologia industriale.

Nella mappa dell’Asta del Rio Verrino del 1754 il complesso è presente con il toponimo “Ramere del sig. Principe di Santobuono”. Per circa tre secoli e mezzo, queste fonderie insieme al complesso di fabbriche hanno ricoperto un ruolo fondamentale per l'economia della cittadina altomolisana.

Il complesso è formato da un susseguirsi di tre fabbricati, vasche di raccolta e canali. Il primo fabbricato a due piani costituiva l’alloggio degli operai mentre  il secondo rappresentava una fonderia detta ramiera “a monte”. La terza costruzione ospitava un mulino con quattro macine e una seconda fonderia di dimensioni maggiori, detta ramiera “a valle”.

Qui i rottami erano fusi a circa 1100 gradi ed il metallo liquido veniva versato in crogiuoli di diverse misure. Dalla superficie venivano eliminate le scorie che affioravano e si procedeva a ricoprire i manufatti con cenere calda per evitare il raffreddamento.

Quindi con grosse tenaglie ogni rovella (panetta rossa) era sottoposta ai colpi del maglio che ne cominciava a plasmare la forma, assottigliandone man mano lo spessore e dandole una forma grezza.

Insieme alle altre quattro fonderie presenti a metà del '700 rifornivano di questi vasi grezzi le oltre 180 botteghe di ramai che li trasformavano in oggetti di uso comune.

Attualmente il rame è importato in forma grezza e lavorato dai maestri ramai per realizzare le classiche tine per l’acqua, bracieri e piatti ornamentali,  mestoli e altri utensili realizzati rigorosamente a mano.

 

Il Museo Storico del Rame

Inaugurato ad Agnone nel 2015 il Museo Storico del Rame nasce per iniziativa della famiglia Gerbasi, tra gli ultimi artigiani eredi della nobile arte agnonese, ed è intitolato al capostipite Francesco, calderaio, nato a san Buono (Ch) nel 1856.

Il Museo ci porta alla scoperta della storia della lavorazione del rame che rese famosa la cittadina di Agnone in tutto il meridione attraverso la ricostruzione degli ambienti, l'esposizione di attrezzi originali e di oggetti antichi collezionati da oltre un secolo e mezzo di attività della famiglia.

Qui la lavorazione del rame nella storia viene presentata attraverso un filmato introduttivo con una accurata ricostruzione corredata di immagini rarissime.

Nel primo ambiente, la Fonderia, dove sono riscostruiti il maglio e la fucina con  un grosso mantice, la materia prima iniziava ad assumere la forma.

Il percorso prosegue nell'antica Bottega del ramaio dove, con centinaia di attrezzi, tutti originali, come i cavalli, la panca, il palacciuolo e le tenaglie a becco di cigno, i maestri artigiani trasformavano il forgiato negli oggetti richiesti dal mercato: tine, conche, pentole e caccavi.

Il terzo ambiente ospita la Bottega di Felice Gerbasi, abile maestro artigiano  e padre dell’attuale titolare, così com'era negli anni sessanta.

Completa il Museo l’esposizione di centinaia pezzi antichi delle varie epoche, alcuni risalenti al quindicesimo secolo, tra cui diversi esemplari della famosa Tina p’Agnone, una particolare conca in rame dalla gola stretta, con manici rotondi realizzati a spirale, simile al corpo femminile, che le donne ponevano sulla testa per trasportare l'acqua. Un mondo antico e affascinante risalente all’epoca medievale ormai visibile solo grazie a questa fedele ricostruzione, durato ad Agnone fino al 1970 anno di chiusura della Ramera di San Quirico.

Il rame è sicuramente uno dei metalli che l'uomo utilizza da più tempo. I più antichi oggetti in rame ritrovati dagli acheologi risalgono al X millennio a. C. Il suo nome deriva dall'espressione aes Cyprium, metallo di Cipro, dalla grande quantità di rame estratto nell'Isola, in seguito abbreviata in Cuprum, da cui deriva  il simbolo chimico.